Pages

7 giugno 2010

Scatole e scartoffie.

Il Pizzide è animale abbastanza nostalgico, come potrà testimoniare chiunque si sia dovuto sorbire qualcuno dei suoi racconti di gioventù. Ad ogni modo, il mese scorso, mentre passavo uno dei miei mensili weekend a casa dei miei, mi è venuta voglia, non so bene perché, di fare delle foto ad alcune vecchie scatole di videogame che stanno lì a prendere polvere su uno scaffale.
In realtà l'idea mi è venuta qua in Calabria un paio di giorni prima, ma facciamo finta, ok?

Qui si prega di inserire un classico preambolo del genere "in quelle scatole non ci sono solo giochi, manuali e scartoffie, ma un pezzo della mia vita e blablabla". Non che non sia vero, ma mi rompo le scatole di scriverlo e tanto sarà evidente, spero, dai miei commenti alle foto. Ora, incrociamo le dita e proviamo ad uppare una foto su sto blog...

[Suspance...]




Ok, sembra andata.
Quella che è immortalata nella foto è la leggendaria scatola di Ultima VI, gloriosa versione Amiga. Uno dei GdR più incredibili della storia dei videogame, nonché il gioco che mi rubò la vita per diversi mesi del... boh, chi si ricorda, stavo al primo anni di Scienze dell'Informazione. Non è stato il mio primo "videoGdR" (quello fu Eye of the Beholder, ma ci tornerò), ma è senza dubbio quello a cui sono più legato in assoluto. Ad ogni modo, dalla foto è possibile ammirare la scatola adorabilmente scolorita, la doratissima etichetta che annuncia fiera "Hard Disk Installable!" (e chi l'ha visto mai un hard disk ai tempi dell'Amiga?) e ovviamente il fiero e biondissimo Avatar intento a spargere la virtù ai danni di un povero gargoyle. Eppure, la cosa che più mi suscita emozioni di questa foto, è la superficie della scrivania. Inutile specificare che conosco a memoria ogni graffio, tacca o macchia di quel legno che ha sostenuto i miei gomiti per ventisei anni (e continua a farlo in media ogni tre settimane). Ci sono pure i buchi che ho cercato di nascondere ai miei colorandoli col pennarello quando ancora si incazzavano se facevo danni.

Ma passiamo alla seconda foto, quella che potremmo definire "l'apertura dello scrigno dei ricordi", se la sola idea non mi facesse venire mal di pancia. Urgh. Scusate, torno subito, intanto la foto:


Eccolo là, il manuale di gioco, quando ancora li facevano. Il colore giallino ce l'aveva già di suo, ma si è accentuato negli anni (stiamo parlando del 1990, se non ricordo male). Quegli spiringuacchi spigolosi che circondano le immagini sono rune, e non crediate mica che stiano là a caso. E no, che Lord British (al secolo Richard Garriott, che attualmente sembra più intenzionato a fare l'astronauta che videogiochi) non era mica l'ultimo degli stronzi. Ti obbligava dall'inizio a entrare nel mondo di gioco, costringendoti a imparare ste benedette rune (che ancora me le ricordo, qualcuna almeno) per capire cosa ci fosse scritto. Il dubbio che la frase dicesse "fesso chi legge" c'era, e pure forte, ma in realtà la "cornice runica" recitava:


Eh? Fico, no? Beh, un tempo lo era, credetemi. E da questa foto si evince anche che la mia grafia è, se possibile, pure peggiorata negli anni. Non la più fondamentale delle informazioni, lo ammetto.



Qualche anno più tardi, la versione PC di Ultima VI fu ripubblicata in edizione economica in edicola (all'epoca non c'erano ancora gli allegati alle riviste, e si trovavano giochi in edicola in versione scatolata), e io non potei esimermi da ricomprarlo, per rigiocarlo sul mio glorioso 486 DX2. 66 Mhz, cribbio! 4 mega di RAM, porca paletta! Niente scheda audio, che l'uomo vero i suoni e la musica se li immagina nella propria mente. E niente lettore CD, che secondo un sempre lungimirante pizzide era una roba che non avrebbe preso piede tanto presto. Ad ogni modo, credo che Ultima VI sia uno dei pochissimi GdR che io abbia mai giocato e finito più di una volta (due volte in tutto, eh, non esageriamo).
Ebbene, il manuale della versione da edicola, oltre che per la bruttezza dell'impaginazione, che fa strame senza scrupoli dello stile di quello originale, mi è rimasto nel cuore per un altro motivo: una delle traduzioni peggiori che mi sia mai capitato di leggere nella mia carriera di videogiocatore e nerd. Ma meglio continuare in un altro post, che questo è già troppo lungo.

Nessun commento:

Posta un commento