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1 febbraio 2011

Il Campione quasi Eterno: la chiamata degli eroi, quarta parte

Si rese conto che non erano i soli occupanti della piazzola. Su uno dei sassi erano sedute altre tre persone.
Fu verso di loro che Apostasius si diresse, facendo cenno ad Ermete di seguirlo. Cosa che lui fece, borbottando tra sé e sé “Ora, o nella birra bevuta al pub ci avevano infilato una dose da elefante di LSD con effetto ritardato… oppure forse avrei dovuto giocare a Dungeons & Dragons un po’ di più…”
Mirate, o prodi uomini d’arme et di ventura,” aveva iniziato a concionare Apostasius, rivolto alle tre figure, che si erano appena alzate in piedi, “Lo Campione è alfin venuto a noi, per le mirabili vie della magia. Guari non fia che lo Male debellato verrà dallo suo puntuto brando…”
Ermete gli diede di gomito e gli bisbigliò all’orecchio: “Perché cavolo parli come un idiota?”
Vedi, o Campione, parmi che codesto altro non sia ca lo normale effecto de lo ricalibrarsi delli flussi magici. Tornato che son io nella terra da cui mi dipartii per ire alla tua ricerca, a parlare riprendo secondo l’uso dello loco e dello tempore…”
Lo fai apposta, vero?”
Apostasius resse lo sguardo per pochi secondi, poi chinò il capo.

Piantala! E presentami gli altri. Soprattutto la signorina qui presente.”
Signorina che non reagì in nessun modo all’occhiolino rivoltole da Ermete. E gli occhiolini di Ermete erano roba da competizione. Metà della faccia si arricciava come una tendina, l’altra si distendeva come per effetto di un lifting improvvisato, mentre la bocca si dischiudeva in una specie di emiparesi vagamente ebete. L’effetto complessivo era normalmente capace di mettere in fuga anche la fanciulla più disperatamente sola sulla faccia della terra.
La fanciulla in questione, tra l’altro, era senza dubbio una visione interessante. Capelli rossi, occhi verdi. Un corpo che avrebbe spinto persino un cieco a ululare alla luna, avvolto in una specie di costume olimpionico di maglia metallica che faceva sembrare comoda una camicia di forza, alti stivali di cuoio nero con guanti coordinati e una robusta cintura a reggere il fodero di una spada lunga e sottile.
Costei è Astruxia, spadaccina provetta, membro della Sorellanza Atipica delle Schermitrici Lesbiche di Xee.”
Ermete sfoderò il suo sorriso migliore (identico a quello peggiore, solo un po’ più marpione e meno simile al ghigno di un cammello ubriaco).
Ansciantè, madam…”
La locomotiva scassata dei suoi neuroni arrivò infine a destinazione.
Scusa, Apostasius, hai mica detto ‘lesbiche’?”
Il mago annuì.
Ah.”
Rivolse ad Astruxia un'occhiataccia colma di indignazione, come se lei lo avesse fatto apposta. Astruxia non fece una piega.

Non volendosi mostrare indispettito dalla cosa, Ermete spostò il suo augusto sguardo sul secondo dei presenti. Dove restò a lungo.
Era tanto alto quanto largo. E non era molto alto, anzi. Non più di un metro e trenta, ad occhio e croce. Completamente pelato, compensava questa scarsità pilifera con una barba da antologia che gli arrivava alle ginocchia. Un barbone nero e folto, assurdamente decorato con una mezza dozzina di fiocchetti dai colori sgargianti. Un fiocco più grosso, azzurro, gli impreziosiva vezzoso la pelata, dandogli l'aspetto di un uovo di pasqua dallo sguardo torvo. Per un uovo di pasqua, almeno. Indossava una specie di armatura che sembrava fatta di coperchi di pentole saldati o imbullonati l'uno all'altro, senza eccessivo gusto estetico, stivali neri d'ordinanza, e impugnava un martello con la testa grande quasi quanto la sua.
Costui,” spiegò Apostasius, “Altri non è che il leggendario nano Mazzabubola, uomo d'armi esperto e combattente di rara ferocia. Con lui al tuo fianco, nessun nemico potrà sperare di sconfiggerti!”
BUUUUUUUUUURP!!!!!!!!!!!” commentò Mazzabubola, nella sacra lingua dei rutti, vale a dire "Puoi dirlo forte, puoi dirlo!", ma anche (nelle zone più settentrionali della terra dei nani) “L'idea mi sconfinfera. Ma non sono sicuro che l'ippopotamo gradirebbe.”
Poi il nano stette a fissare Ermete come se volesse soppesarlo. Evidentemente poco soddisfatto di ciò che aveva visto, lanciò uno sguardo sprezzante ad Apostasius, che deglutì, si aggiustò il cappello in testa, e indicò a Ermete il terzo individuo.

Mamma mia, pensò il nostro perditore di treni professionista, questo qui avrà come minimo 500 anni!
Era un vecchietto raggrinzito come una prugna secca disidratata. Gli occhi erano due fessure, i pochi capelli rimasti, bianchi e sottilissimi. Una tunica cremisi a stento nascondeva il fatto che fosse appena appena più in carne di uno scheletro. Ma la cosa che più di tutte colpì Ermete fu il suo odore sgradevole. Come un paio di scarpe da ginnastica usate per mesi, lasciate a marinare in una vasca piena di uova marce e avvolte infine in un paio di calzini sudati. Lo aveva percepito già da un po', ma ora si rese conto che era il vecchio ad emetterlo. O, meglio, qualcosa contenuto nel sacco che questi portava a tracolla. E che sembrava dovesse, da un momento all'altro, farlo crollare al suolo o,come minimo staccargli una spalla col relativo braccio.
Qui dinanzi a te, Campione, c'è Peristilios, Sacerdote di Wanagana, Dio della Buona Sorte, del Formaggio Erborinato...”
Ecco cos'era quella puzza, realizzò Ermete.
...e dell'Ubriachezza Molesta. Egli è assai versato nell'arte della guarigione. Questo, e le sue preghiere, ci favoriranno nella nostra missione, rendendoci imbattibili.”
Proooooprio coscì!” esclamò il vecchietto!
Se il suo alito non ci uccide prima, non poté fare a meno di pensare il buon Ermete, arretrando di un passo.
Bella parata di freak, caro il mio Apostasius. Dove diavolo li hai pescati?”
Apostasius parve offeso dalla domanda.
Pescati? Ma, Campione, costoro sono stati scelti dal destino. Era il loro fato, come il mio, accorrere in tuo aiuto. Non potevano evitarlo!”
Ancora una volta Ermete lo fissò dritto negli occhi.
Ancora una volta Apostasius abbassò lo sguardo.
Sono gli unici che sei riuscito a trovare, eh?”
Il mago tentò di recuperare un minimo di dignità, buttandola sulla filosofia.
Chi può giudicare le vie attraverso cui il nostro destino si compie!”
Il commento di Ermete, che sarebbe stato alquanto sprezzante, fu bloccato da Astruxia, che si avvicinò al mago e, battendogli un dito in petto, chiese: “Come facciamo a sapere che questo bellimbusto dallo sguardo spento è il Campione? Eh? Tutte le tue storie sono state assai interessanti, ma a questo punto sarebbe gradita una prova!”
Ben detto, ragazza mia, commentò in testa sua il presunto Campione.
Esibitosi in sorrisetto di compiacimento da manuale, Apostasius portò due dita alla bocca e produsse un fischio lungo e acuto.
Non successe nulla.
Dopo alcuni secondi di imbarazzato silenzio, Astruxia scosse le spalle sospirando, e Ermete chiese ad Apostasius: “Embè? Nostalgia di quando facevi il pastore?”
Il mago, fischiò di nuovo, con più forza, fino a diventare rosso come un peperone abbronzato.
Un rumore di passi strascicati fece voltare tutti in direzione di una delle grosse pietre.
Da dietro la pietra in questione emerse un esserino ridicolo e sgraziato. Un incrocio tra una scimmietta deperita e una lucertola con seri problemi di convergenza alle zampe. Oberata dal peso di quella che sembrava, ed a tutti gli effetti era, una strana spada infilata in un fodero di pelle, la creaturina si fece strada fino ai piedi di Ermete. Depose a terra la spada e poi, caracollando, si andò ad appoggiare ad una pietra, nel tentativo di riprendere fiato. Ogni tanto scoccava occhiatacce risentite all'indirizzo di Apostasius.
Razza di pelandrone, scommetto che ti eri addormentato come al solito! Niente bucce di patate per una settimana!”
Finita la ramanzina, il mago indicò la spada ai piedi di Ermete e si lanciò in una delle ennesime declamazioni:
Osserva, Campione, quella che stai osservando è la mitica spa... Campione? Ehi, dico a te, la spada è in basso, dove diavolo stai guardando?”
Che razza di bestia è quella?” fu la risposta di Ermete, che non aveva tolto gli occhi di dosso allo strano essere per nemmeno un secondo.
Ah, quello. E' solo Gweemblw. E' il mio famiglio. Niente di interessante. Vorrei ora attirare la tua attenzione, o Campione, sulla spa...”
Che cos'è? Una specie di mostro?”
Apostasius sospirò.
No, è un Purlotto. Niente di particolarmente esotico. Ora, dove ero rimasto... ah già, come avrai notato, ai tuoi piedi è stata deposta una spa...”
Fico! Una creatura magica! Chissà quali poteri misteriosi possiede. Chissà quali cose meravigliose è in grado di fare!”
In quel momento, la cosa più meravigliosa che stava facendo Gweemblw era grattarsi la pancia.
Se gli lanci un bastoncino, è in grado di mandarti a quel paese in tre lingue diverse,” lo delucidò Apostasius. “Tornando alla spa...”
Non vorrai dirmi che parla? Roba da non credere.”
Parla, bestemmia e rutta, se è per questo. Se però abbassi lo sguardo, Campione, ti accorgerari di un oggetto a forma di spa...”
Come hai detto che si chiamano? Purletti?”
Purlotti, Campione. Quello che continui a fissare come un bambino idiota da cinque minuti si chiama Gweemblw. E' una creaturina infida e sfaticata. Sboccata come poche. Non ha poteri magici. Il massimo che si riesce ad ottenere da lui, quando non dorme, è che porti le cose. Questo fintanto che non si tratta di cose fragili. Perché, dopo tutto, è anche imbranato. Ora, se vorresti farmi il piacere di smettere di guardare il mio famiglio E PROVARE AD ABBASSARE GLI OCCHI E DARE UN'OCCHIATA A QUELLA FOTTUTISSIMA SPADA DEL CAZZO CHE STA LÍ AI TUOI PIEDI, E SEMBRA DESTINATA A RESTARCI PER L'ETERNITÀ SE NON LA SMETTI DI PERDERE TEMPO DIETRO ALLE STRONZATE, TE NE SAREMMO ESTREMAMENTE GRATI! IO E LE MIE GONADI!"
Stavolta fu Ermete a chinare lo sguardo.
Non c'era bisogno di inalberarsi.”

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