Io i Porcupine Tree non me li sono mai filati. Gli ho rivolto negli anni qualche ascolto distratto, ma niente di più. Ricordo che uno dei loro primi album mi piacque abbastanza, però. Lo trovai piuttosto floydiano e decisamente piacevole, ma al momento non me ne viene nemmeno in mente il titolo. Negli anni, quindi, non ho seguito la loro evoluzione in uno dei gruppi più amati da certi progster e più odiato da altri. L'impressione che siano tutto sommato una band un po' sopravvalutata ce l'ho sempre avuta, ma qui si sconfina pericolosamente dei pregiudizi, e pure ampiamente immotivati, il che non è bello né signorile. Quando mi sbucano nella selezione random del lettore, va detto, raramente mi dispiacciono. Semplicemente, non mi hanno mai attirato quanto basta per decidere di ascoltarmeli come si deve. Ebbene, la sorte ha voluto che il secondo disco delle mie recensioni “a capocchia” dovesse essere questo Metanoia, annata 1998.

A quanto pare è un album insolito nella loro discografia, e non stento a crederlo dopo averlo ascoltato. Si tratta infatti di una raccolta di improvvisazioni registrate durante le sessioni di Signify (altro disco che ovviamente non conosco). Non ho granché da dire, in realtà. Non c'è molto per distinguere un brano dall'altro, se non qualche particolare come le voci stile “radio da sintonizzare” all'inizio di "Mesmer III" oppure l'intera "Milan", che sembra essere la registrazione di una breve conversazione svoltasi proprio in quel di Milano. Nel complesso mi è quindi impossibile affermare che una traccia mi sia piaciuta più o meno di un'altra. Il che non significa che sia stato un ascolto spiacevole, solo complessivamente poco memorabile. Quello che manca, per cercare di spiegarmi meglio, è qualche crescendo emotivo che aumenti il coinvolgimento dell'ascoltatore, così come qualche momento di onesto stupore. Mai una volta mi sono sentito trasportare, commuovere, incuriosire o anche solo infastidire, perché no? Mi ha ricordato un po' quelle improvvisazioni jazz che mi fanno inevitabilmente pensare “questi qua sono dei mostri, e però che due palle!”. Per colpa mia, ovviamente, che di Jazz ne capisco appena più che di economia e finanza. Vale a dire due briciole e mezza più di niente.
C'è però che solitamente non sono avverso a questo genere di musica, ci sono delle improvvisazioni dei King Crimson, per fare un esempio, che mi fanno impazzire. Quindi è pure un po' colpa dei Porcupine, mi sa. Ovviamente, non è da escludersi che ascolti ulteriori potrebbero farmi cambiare idea, e in fondo non sarebbe la prima volta. Ci sono un paio di "ma", però: 1) Metanoia non mi ha fatto venire voglia di riascoltarlo, su questo c'è poco da fare, e 2) lo sfizio di queste recensioni è proprio cercare di dare forma a impressioni “a caldo”, ovviamente nei casi in cui la ruota del caso si sia fermata su album che non conosco per niente, o quasi. L'ascolto di Metanoia non influenzerà la mia opinione sui Porcupine Tree, questo è sicuro, e per due motivi. Il primo è che si tratta, stando a tutte le fonti, di un esperimento una tantum, poco indicativo della loro musica nel complesso. Il secondo è che un'opinione sui Porcupine Tree, tutto sommato, non ce l'avevo dall'inizio. Amici come prima?
Nessun commento:
Posta un commento