Pages

29 gennaio 2011

Randow Review: Elfonía - Elfonía

La mia libreria musicale ammonta a circa 250 giga, tra CD rippati e musica recuperata da altre fonti. La cura con cui la tengo in ordine è quasi maniacale, per tacere delle due (2!) copie integrali di backup che ne ho fatto per sicurezza. Abbiate pietà, un paio di anni fa, più o meno, un incidente con un hard disk esterno mi fece perdere circa 80 giga di musica. Non sono ancora sicuro di aver recuperato tutto, per dire.

Eppure, sono mesi che il mio ascolto si è fatto quasi completamente estemporaneo, guidato dalla scelta casuale del mio software musicale. Allora mi è venuta un'idea:
Ogni tot (si spera almeno una volta alla settimana) sceglierò rigorosamente a caso un album, dopo di che lo ascolterò per bene e quindi ne scriverò una breve recensione. Due piccioni con una fava: ritrovare il gusto di ascoltare musica con calma, cercando di cogliere le sfumature musicali ed emotive di ogni singolo brano, e avere una scusa per scrivere. Sono così geniale che mi faccio paura. In più c'è anche una piccola componente di sfida, perché da quei quasi 250 giga di roba può uscirci di tutto, e il bello sarà ascoltare senza barare qualsiasi cosa la ferrea legge del dado avrà scelto per me. Ho già iniziato, in realtà, e infatti sono qua per parlarvi della prima recensione casuale di questo esperimento. Trattasi del disco omonimo degli Elfonía, risalente al 2003.

Elfonia - Elfonia

Ebbene, sebbene più di un brano di questo album sia spuntato di tanto in tanto nelle mie scorribande "ad capocchiam", non ricordo di aver mai sentito tutto l'album per intero. Gli Elfonía erano (a quanto pare si sono sciolti) una band messicana, il cui punto di forza, evidente dal primissimo ascolto, era la splendida voce di Marcela Bovio. In questo primo album, infatti, la musica è quasi sempre usata per enfatizzare il più possibile la carica emotiva del canto, spesso limitandosi ad accompagnamenti suggestivi e poco enfatici, senza però lasciarsi sfuggire qualche esplosione di energia quando serve. Questa formula la si ritrova già nel primo brano, "Eldalindalë", che funziona da perfetto biglietto da visita. La seconda traccia, "Nuestro descanso" ha un andamento lento, la voce della Bovio seduce come a far presagire un picco emotivo, che però non arriva mai. Voce da subito in primo piano anche in "Aura", ma poi le chitarre si fanno più elettriche. Dopo un nuovo passaggio rilassato, c'è spazio anche per un assolo. "Drama" è una piccola sorpresa. Un brano romantico cantato da una voce maschile accompagnata da una chitarra acustica. "Dentro" è invece uno dei brani più "tirati", per così dire. Si apre con un piano elettrico, e si sviluppa sulle coordinate ormai note, ma le chitarre sono quasi metal. Sempre convincenti le linee vocali. "Modos humanos" si apre con un cantato etereo sostenuto da linee di basso, poi la canzone spicca il volo. La formula è quella ma non stanca, complici la durata mai eccessiva delle canzoni e la Bovio che con quella voce si sa far perdonare. "Hatshepsut" cambia finalmente le carte in tavola, almeno un po'. Suggestivi tappeti di tastiera, percussioni vagamente etniche e quello che si direbbe un sitar. La Bovio abbandona per una volta la lingua madre per limitarsi ai vocalizzi e c'è spazio pure per il violino. "Añoranza" crea un'atmosfera quasi sacra, su cui si insinua una chitarra languida e una voce eterea. Il risultato è un brano decisamente suggestivo. "La vida que emana..." è una breve intro di pianoforte, che conduce a "...de todas mis heridas". Qui, dopo un inizio caratterizzato da atmosfere vagamente misteriose, gli Elfonía tornano alle proprie coordinate vincenti, ma non rinunciano a uno struggente passaggio di violino. "Alma infinita", infine, è il pezzo più lungo del disco (sui 6 minuti, niente di clamoroso) e, per quanto sia banalissima come espressione, non mi viene altro modo per descriverla che definirla la summa di quanto ascoltato fino a ora. C'è ancora spazio per una traccia bonus senza titolo, un breve passaggio di sola voce e atmosfere arabeggiante. Tirando le somme, si tratta di un disco molto, molto gradevole. A quanto pare, nel successivo (e ultimo della loro breve storia come band) A sonic landscape, gli Elfonía varieranno maggiormente la proposta, ma questo disco di debutto si lascia comunque apprezzare per le atmosfere ammalianti e, tanto per ripeterlo un'ultima volta, la prestazione vocale di Marcela Bovio. Piaciuto.

Nessun commento:

Posta un commento